Non importa il motivo per il
quale ho iniziato ad andare da uno psicologo, ma credo sia cominciato tutto
quando ho sentito che in me c’era qualcosa di sbagliato, quando la macchina si
era per così dire inceppata e dovevo capire come farla ripartire.

Non importa come mi sentivo in
quell’esatto momento in cui avevo capito che avevo bisogno di qualcuno e
lottavo in bilico con la necessità  di farcela da sola e l’urgenza di chiedere
aiuto.

Niente importa all’inizio”¦andavo
e basta, per fortuna.

I primi incontri con lo psicologo
scorrevano, cercavo di capire chi avevo di fronte, che trapelasse qualche
informazione sulla sua vita o almeno sulla mia. Mi ripetevo che me lo doveva,
che avevo il diritto di sapere dove stavamo andando, dove mi stava portando?
Volevo sapere dov’era la fine e a mala pena sapevo chi ero nel presente. Mi
stancavo a parlare, fiumi e fiumi di parole, però non vedevo l’ora che
arrivasse quel giorno e quella ora, forse per farmi del male, o forse perché
per la prima volta mi sentivo libera. Nella mia mente i fili erano sempre più
ingarbugliati e più passava il tempo più mi sentivo scoperta, vulnerabile. Avrò
saltellato di gioia non so quante volte dopo ogni seduta, vedendo visioni
diverse, avendo mente e corpo più rilassati e scoprendo la bellezza del sorriso;
tuttavia altrettante volte mi sono sentita confusa, triste, facendo bastare un
Tiziano Ferro qualunque per inondare l’auto con il mio pianto. Mi ripetevo di
essere forte, che la mia corazza non si sarebbe sgualcita.

Attendevo che qualcosa cambiasse,
volevo essere più saggia, più felice, ma la strada che percorrevo con lo
psicologo era lunga, piena di ostacoli, come quando scali una montagna senza
vedere la vetta. Continuavo a perdermi e a non riconoscere la strada.

In quello studio lasciavo tutte
le volte un pezzo di me e mentre parlavo tutt’un tratto, in un tempo e in un
modo indefinito, la confusione è diventata consapevolezza, la lampadina si è
accesa e ho visto il mondo in modo più nitido, ho visto me stessa, nuda, come
non mi era mai successo.

In questo cammino che avevo
percorso, in quest’altalena di umori, di bisogno di vicinanza assoluta con il
mio psicologo e di “basta posso anche non andare più”, la macchina lentamente
aveva ripreso a funzionare, i fili finemente ingarbugliati si erano sciolti. Ero
una persona nuova? Ero diversa?

Forse avendo lasciato che
qual
cuno mi scoprisse avevo scoperto me stessa.

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